Passano gli anni ma Libetta rimane sempre Libetta, il cuore del clubbing romano, un’oasi nel deserto dalla quale difficilmente si va via infelici ed insoddisfatti. Oggi è il giorno di dire addio alle vacanze, dare il benvenuto all’inverno e brindare al nuovo anno, perché il calendario del clubber prevede soltanto due stagioni ed il nuovo anno inizia proprio con il cambio tra outdoor e indoor.
Se il clubbing fosse uno sport, ci sarebbe da dire “club che vince non si cambia” e se volete usare un sinonimo della parola Club nel territorio romano, non sbagliate se vi viene in mente il Goa. L’opening party di questo locale è sempre stata una tappa importante per il panorama dance capitolino e spetta a Giancarlino, da vero padrone di casa, il compito di far girare il primo disco dell’anno nel suo “salotto” dark. Finalmente si riparte, il cancello alle sue spalle resterà chiuso, ma l’ingresso principale è ufficialmente aperto.
La prima cosa da fare una volta entrati nel locale è quella di scoprire le novità, come un gioco nel trovare le differenze con l’anno passato. Sostanzialmente appare quasi invariato, qualche quadro ha lasciato il posto ad un altro e sono stati aggiunti vari completamenti di arredo. La zona privè è diventata il palco di un teatro dove il tendone è aperto come per far capire che lo spettacolo è iniziato. Nel piccolo bar accanto, l’atmosfera si schiarisce grazie a diecine di lampadine giallo-arancio, ma basta poco per rituffarsi in un mondo più cupo quando si scende in pista, baciata da un’eclissi di luna dal color vermiglio. I minuti passano e Giancarlino è sempre in consolle e con vinili alla mano invita a suon di beat a riempire il dancefloor. Ancora una volta egli veste non solo i panni del padrone di casa ma, grazie alla sua esperienza, anche quelli del “teacher”. Il suo è un sound che sposa perfettamente quello che al giorno d’oggi viene inteso come “Goa”, ovvero un club dove si ascolta techno, uno stile attento alle novità e a ricercare la qualità, per un pubblico sempre più carico, oltre ai tanti addetti ai lavori, che ogni settimana, dal giovedì al sabato, non rinunciano al Goa.
Mentre si aspetta l’arrivo di Carl Craig, Giancarlino continua il suo set suonando in temi techno che conducono alla vicina Germania, avvolti da momenti riflessivi e trascinanti, tra vocine che accompagnano il groove a quattro quarti e atmosfere a volte semi sperimentali, come il nuovo lavoro di Mark Ernestus. Nel frattempo sale in consolle l’atteso Carl e Giancarlino, un po’ per il compito di scaldare la pista, un po’ per dare piena carta bianca a Craig, conclude il suo set proprio come aveva iniziato, con la lancetta del pitch che segna costantemente il segno “meno”. Ultimo vinile che gira, Laptop che viene aperto, è giunto il momento di applaudire l’ultimo dj che in ordine di tempo da Detroit è sbarcato a Fiumicino.
I live e dj set di Carl Craig sono ancora freschi nella nostra memoria e sicuramente non vorremmo nemmeno dimenticarli, come non oblieremo le sue performance al Branca o all’Auditorium, ma anche il Goa non è una situazione nuova per questo ospite. Chi viene da quella città, Detroit, il groove lo ha nelle vene, il ritmo nel sangue, la musica è la sua fonte di vita e la consolle è l’unico strumento per raccontarcela. E questa sera lo fa deliziando i presenti con un sound talvolta classico, talvolta moderno, una miscela esplosiva tra house e techno in chiaro riferimento alla vecchia scuola techno made in usa. Quando le luci si alzano, assolvendo la funzione di arrivederci, l’impressione è quella che anche quest’anno sembra essere iniziato con il piede giusto. Ora non rimane che augurarsi che il cancello dietro la consolle rimanga sempre chiuso, e che buttino le chiavi, in modo tale che il nostro piede rimanga più a lungo possibile dentro uno dei club che ha fatto la storia di questa città, e noi non se siamo ancora sazi.
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Si ma 25€ è stato un furto vero e proprio. Più anni passano e più il Goa diventa una casta, nel senso più negativo della parola.
25 sflauffoli??????magari con mezzo drink…..bohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh